Migliori droni del 2019: come sono fatti, come sono fatti, principali tipi e utilizzi, recensioni

Cosa significa drone?

Drone è una parola sempre più utilizzata nel linguaggio comune; d’altronde i suoi campi di applicazione sia in ambito hobbystico che professionale negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente. Nonostante, dunque, “suoni” a molti, che cosa significa la parola “drone”? La sua etimologia risulta piuttosto complessa, tuttavia secondo l’interpretazione ritenuta più veritiera deriverebbe dall’inglese “ronzio” per indicare il “fuco”, cioè l”ape maschio, e risalirebbe agli inizi del ‘900 per “etichettare” i primi aerei radiocomandati.

I tanti utilizzi nei diversi campi e le molteplicità di modelli disponibili hanno portato ad una estrema confusione terminologica, pertanto non esiste una definizione univoca e riconosciuta da tutti. Per riferirsi ad un drone spesso si utilizzano parole come “multicotteri”, “multirotori”, “SAPR” (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto), solo per citare alcuni sinonimi. L’unica “certezza” è che si tratta di un velivolo dotato di un sistema di eliche guidato a distanza (a pilotaggio remoto) e senza nessun pilota a bordo che, invece, lo “controlla” da terra.

Una storia che inizia da lontano

La passione per il volo è antica quanto l’uomo. Basti pensare al mito greco di Icaro che, dotatosi di un paio d’ali, cercò di raggiungere il sole ma morì per lo scioglimento della cera che teneva insieme le penne di uccello a causa del calore. Da allora l’umanità non ha smesso di sperimentare per realizzare finalmente quel sogno. Tra i tanti tentativi compiuti nel corso della storia, molti sono concordi nell’indicare il 1849 come primo tentativo– per quanto rozzo- di utilizzare un aeromobile a distanza senza pilota. Gli austriaci erano in piena guerra con Venezia e cercarono di bombardarla utilizzando dei grandi palloni carichi di esplosivo lanciati dalla nave Vulcano. L’azione non si rivelò particolarmente fortunata. Infatti il forte vento contrario invece di dirigerli verso la città, spinse i palloni indietro a ridosso delle linee d’attacco austriache.

Fu durante la Prima Guerra Mondiale che si iniziarono a progettare i primi prototipi di velivoli senza pilota di una certa efficacia, per quanto embrionale, in azioni di guerra. Storico, in tal senso, l’ “Aerial Target” nel 1916, pilotato mediante tecniche di radiocontrollo o l’ “Hewitt – Sperry”, in grado di essere guidato mediante grandi giroscopi interni. Tra le due guerre mondiali le potenze dell’epoca si impegnarono attivamente per creare modelli sempre più intelligenti ed efficaci, sviluppando aerei a pilotaggio remoto capaci di sganciare bombe a distanza dalle navi.

Il regime di Adolf Hitler investì risorse ingenti- impiegando i migliori scienziati tedeschi dell’epoca- per creare telearmi a distanza a fini strategici utilizzabili da terra: il Ruhrstal 1400X (noto anche come Fritz X) e l’ Henschel 293/294. Quest’ultimo velivolo aveva un raggio di azione di oltre 10 km e si potrebbe definire come il “padre” degli odierni missili teleguidati. Gli anni della Guerra Fredda furono particolarmente intensi dal punto di vista della ricerca tecnologica. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si contendevano il dominio del mondo ed il controllo del cielo rappresentava una sfida non solo simbolica ma anche- e soprattutto- militare.

I droni venivano impiegati sistematicamente in azioni di spionaggio. I famosi X-Plane statunitensi erano capaci di volare ad altissima distanza e quota, ma l’Unione Sovietica in numerose occasioni dimostrò di avere in dotazione sistemi radar e antiaerei capaci di intercettarli ed abbatterli. La guerra del Vietnam si rivelò un vero e proprio campo di prova per l’utilizzo di droni sempre più intelligenti. Fino ad arrivare ai modelli attuali, pilotabili a centinaia di chilometri di distanza. Il Global Hawk, ad esempio, è in grado di volare ininterrottamente per oltre 30 ore e di sprigionare una potenza di fuoco inimmaginabile.

Oggi i droni, per fortuna, non sono più utilizzati solo in ambito militare, ma sono entrati prepotentemente nella vita di milioni di persone che li utilizzano quotidianamente per semplice passione o per lavoro.

I principali componenti

I modelli e le tipologie di droni disponibili attualmente sul mercato ormai non si contano per grandezza, “intelligenza” e prezzo. Tuttavia ci sono degli elementi imprescindibili comuni a tutti i velivoli, potremmo definirli gli elementi base, che non possono assolutamente mancare. Vediamo quali sono.

Telaio

Il telaio è lo scheletro del drone e può essere costituito da diversi materiali (legno, plastica, alluminio o fibra di carbonio). Il tipo di materiale inciderà profondamente sulla qualità e la resistenza del velivolo. I modelli di fascia superiore sono generalmente realizzati in fibra di carbonio rendendoli estremamente leggeri ma allo stesso tempo robusti. La grandezza del telaio si misura partendo dalla distanza tra i motori più periferici. Più grande è il telaio, maggiore stabilità avrà il drone in volo, ma, allo stesso tempo, i motori dovranno sopportare un peso maggiore.

Può essere costituito da un unico pezzo al quale poi si agganciano le varie componenti ed i diversi bracci o da più pezzi assemblati.
Sul mercato sono disponibili tanti telai già assemblati, ma sono in numero crescente gli appassionati che desiderano costruirli con le proprie mani utilizzando materiali “domestici”.

Le dimensioni del diametro più comuni dei telai sono: 250 mm, 350 mm, 450 mm, 550/650 mm, 800/900/1000 mm.

Motore

In base al numero di motori di cui dispone un drone, si distinguono in: monocotteri (1) tricotteri (3) quadricotteri (4), esacotteri (6) e octocotteri (8) La loro potenza si calcola in KV, cioè il numero di giri che è in grado di effettuare al minuto con un Volt. È un dispositivo fondamentale in quanto, agganciato alle eliche, consente al velivolo di alzarsi in volo.

Generalmente sono elettrici e le tipologie più diffuse sono 2:

  • Brushed (con spazzole): sono installati, in particolare, nei droni giocattolo o, in ogni caso, di bassa qualità. Il motore è costituito da un rotore interno che ruota tra due magneti a polarità inversa (positivo e negativo) ed è collegato ad un regolatore che ne determina velocità, freno e senso di marcia. Il punto di forza è certamente l’economicità, sull’altro piatto della bilancia c’è una scarsa efficienza: lo sfregamento continuo delle spazzole, infatti, all’aumentare della velocità molto spesso crea scintille e- di conseguenza- calore che determina un cospicuo dispendio di energia.
  • Brushless (senza spazzole): sono indubbiamente i più diffusi in commercio in ambito professionale o semi-professionale e si caratterizzano per l’assenza di contatti elettrici striscianti sull’albero motore. I magneti sono installati sul rotore con avvolgimenti esterni e fissi. Al contrario del Brushed, i poli sono 3 anziché. I vantaggi di questo tipo di motore rispetto al primo sono essenzialmente: minore resistenza meccanica, peso inferiore, maggiore potenza, rapidità nel rispondere ai comandi, rischio estremamente limitato di “scintille” all’aumentare della velocità. Per poter funzionare, tuttavia, un motore Brushless ha bisogno di una componente aggiuntiva chiamata ESC (Electronic Speed Controller)

ESC (Electronic Speed Controll)

É il “regista” che indica scrupolosamente al motore la velocità (variabile) e la direzione (in entrambi i sensi) che dovrà prendere durante il volo e collega i motori brushless al Flight Controller mediante un insieme di cavi (generalmente 3: positivo, negativo, segnale) al cui centro è installata una scheda elettronica. L’ESC, dunque, gioca una funzione di regolatore ridistribuendo l’energia sprigionata dalla batteria e svolgendo, inoltre, un ruolo di freno dinamico.

Eliche

La maggior parte dei droni sono costituiti da due o tre pale in plastica, nylon o fibra di carbonio, fibra di vetro. Come per il telaio, il tipo di materiale determina l’affidabilità e la resistenza del velivolo in volo. Le due componenti essenziali sono il mozzo (la parte centrale di solito di forma ogivale con un foro nel centro per essere inserita nell’albero motore) e le pale (la componente che genera la forza di trazione).

Nella scelta di un’elica, gli elementi da tenere in considerazione sono sostanzialmente 2:

  • Diametro: è la distanza tra gli estremi delle due o tre pale (la lunghezza dell’elica) e viene calcolato in pollici.
  • Pitch (o passo): consiste nell’inclinazione dell’elica rispetto al suo perno. Misurata anch’essa in pollici indica l’altezza della colonna d’aria spostata dalle eliche durante una rotazione completa da parte del motore. Le forme più diffuse di elica, che incidono ovviamente sulle prestazioni, sono: a punta, a naso di toro e toro ibrido. Si tratta, tuttavia, di un valore indicativo poiché nella valutazione della colonna d’aria spostata bisogna tenere in conto altri importanti fattori come: le condizioni climatiche del volo, il materiale di cui è costituita l’elica, l’eventuale usura dettata dal suo frequente utilizzo ecc.)

Le scelta dell’elica migliore per il tuo drone è strettamente connessa alla potenza del motore. A motori piccoli vanno associate eliche con un diametro piccolo, mentre a motori di grande potenza vanno associate eliche più grandi per manovrare con rapidità ed efficacia il velivolo.

Flight Control (Scheda Madre)

È la centralina o CPU che permette al drone di tenersi in equilibrio durante le operazioni di volo grazie ad una serie di dati ricavati dall’hardware e dal software.“Dirige” tutti i parametri relativi al settaggio delle modalità di volo mediante il costante “dialogo” con l’unità IMU (Inertial Measurement Unit).

IMU (Internal Measurment Unit)

È costituito da un insieme di componenti elettroniche estremamente importanti per il buon funzionamento del drone. Le più importanti sono: GPS, giroscopio, accelerometro, barometro.

Gps: consente di fornire in tempo reale le informazioni sul punto esatto in cui si trova il drone. Grazie al sistema Gps è possibile stabilizzare il drone in un punto ben preciso o farlo “passare” da un punto ad un altro (waypoint) prestabilito. Si tratta di uno strumento in dotazione solamente da una certa gamma in su. Per chi intende utilizzare il multicottero a fini professionali o semi-professionali è, indubbiamente, un componente imprescindibile.

Giroscopio: fa aumentare o diminuire la velocità delle eliche per consentire un assetto stabile durante il volo attraverso una centralina elettronica.

Barometro: misura le variazioni di pressione atmosferica al variare della quota (altitudine) indicando l’altezza esatta alla quale si trova rispetto al livello del mare. Questo consente di al velivolo mantenere una una quota costante.

Accelerometro: quando il drone si sposta emette un segnale elettrico percependo i movimento lungo i tre assi coordinati.

Magnetometro o Bussola: permette al velivolo di mantenere l’orientamento per effetto del magnetismo terrestre. Si tratta di un componente particolarmente importante se perdiamo di vista il velivolo o abbiamo difficoltà nel mantenerne il controllo. “Lavora” in stretta “collaborazione con il Gps.

Batteria

Le batterie più diffuse in commercio sono le LiPo (Batterie ai Polimeri di Litio) ed hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione. Quello che le ha rese così popolari ed utilizzate è l’estrema leggerezza e versatilità. A differenza delle vecchie batterie a celle di ioni di litio, infatti, sono capaci di immagazzinare tantissima energia in uno spazio estremamente limitato in quanto non hanno bisogno di nessun contenitore metallico per poter funzionare e possono essere “sagomate” per i più svariati usi (un altro campo di applicazione nel quale sta riscuotendo enorme successo è ad esempio quello della telefonia). Sono dotate, dunque, di un ottimo rapporto tra capacità di scarica (massima intensità di corrente in grado di sprigionare senza danneggiarsi) e capacità di carica (la corrente necessaria per ricaricarla senza danneggiarla).

Una delle note dolenti di questo tipo di batterie (in commercio ce ne sono centinaia di modelli) è però la durata estremamente limitata. Quelle impiegate per uso ricreativo, quindi su modelli di drone di fascia bassa, tendenzialmente non superano i 10 minuti di autonomia. La media dei modelli non va oltre i 15/20 minuti. Mentre quelle più “potenti” non si spingono oltre i 27/28 minuti.

Si tratta di dati “standard” che non tengono conto di altri fattori che potrebbero incidere negativamente sulle prestazioni come, ad esempio, le condizioni climatiche (vento forte o pioggia chiedono al multicottero un notevole sforzo per mantenerlo in volo e questo, a sua volta, “chiama in causa” la batteria) o lo stile di volo (piroette o traiettorie “spericolate” consumano una quantità incredibile di energia). E’ indubbiamente un problema non di poco conto, soprattutto per chi intende utilizzare i droni ad uso professionale. I tecnici sono al lavoro per ovviare a questo handicap e probabilmente nei prossimi anni verranno lanciate sul mercato LiPo con maggiore resistenza. Ad oggi, tuttavia, l’idea di poter pilotare un drone per ore ed ore resta un miraggio.

Per “allungare” la vita delle batterie Lipo ti suggeriamo alcuni piccoli ma efficaci accorgimenti:

  1. Non scaricare completamente la batteria: ricaricala solamente quando le “tacche” danno un livello inferiore al 30%/40%. Rispetto alle batterie “tradizionali”, infatti, ricaricarle quando hanno raggiunto la soglia minima di energia comporta un rapido deterioramento.
  2. La LiPo “soffre” il caldo: custodiscila lontano da fonti di calore e- quando possibile- evita le operazioni di volo se le temperature superano i 35 gradi.
  3. “Alleggerisci” il drone dai pesi superflui: se il volo non è finalizzato a scattare fotografie o effettuare riprese togli la telecamera/fotocamera. In tal caso si tratta, infatti, di pesi inutili che richiedono alla batteria una sforzo aggiuntivo totalmente inutile.
  4. Evita il volo in condizioni climatiche avverse: è una regola sempre utile. Non solo correresti il rischio di perdere il controllo del drone (con conseguenze che è difficile ipotizzare) ma il forte vento o la pioggia richiederebbero uno sforzo energetico non indifferente alla batteria per garantirne il volo.

Sistema di controllo a distanza

È l’apparecchio che ci permette di controllare il drone a distanza mediante il dialogo tra un trasmettitore (controller) ed un ricevitore. A seconda del modello si può utilizzare il “classico” telecomando o- nei modelli di fascia medio-alta- lo smartphone scaricando una App specifica messa a disposizione dall’azienda produttrice. Se sei agli inizi, il consiglio è di partire con un sistema radio che abbia almeno 5 canali per poter gestire le funzioni essenziali. Sul mercato sono in vendita radiocomandi di discreto livello a circa 50 euro.

Quanti tipi di drone esistono?

Se inizialmente i droni erano nati esclusivamente ad uso militare, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una proliferazione incredibile di modelli e tipologie che li hanno resi popolarissimi in un numero sempre maggiore di settori.

Al di là delle differenze di prezzo e di funzionalità, i droni posso essere ricondotti ad una serie di categorie che permettono di differenziarli tra loro:

In base al numero di motori:

  • Drone a singolo rotore o monocottero
  • Tricottero
  • Quadricottero
  • Esacottero
  • Ocatacotteri

In base alle dimensione:

  • Nano-droni
  • Mini-droni
  • Medi
  • Grandi

In base al raggio d’azione:

  • Giocattolo
  • A basso raggio
  • A Medio Raggio

Quali criteri seguire nella scelta?

I modelli in commercio dai più economici a quelli professionali sono centinaia. L’imbarazzo della scelta talvolta può rappresentare-paradossalmente- un problema più che un’opportunità. Per questo è necessario tenere in conto alcuni parametri che possano aiutarti nel processo d’acquisto.

Se ti sei avvicinato da poco a questo fantastico mondo, il consiglio è di iniziare con modelli semplici e con le funzionalità essenziali in modo tale da permetterti imparare a pilotarlo con tranquillità e- una volta raggiunto un certo grado di esperienza- passare a esemplari di fascia superiore. Soprattutto quando si è agli inizi è probabile commettere errori che potrebbero provocare il danneggiamento o addirittura la rottura del drone. Fortunatamente, al giorno d’oggi sono presenti sul mercato droni a partire da 100 euro che si prestano perfettamente alle “esercitazioni” per principianti.

A seconda dell’utilizzo principale che ne vorrai fare (semplice volo per divertimento, uso interno od esterno, fotografie o riprese professionali o amatoriali) il mercato mette a tua disposizione una quantità di modelli incredibili per tutte le esigenze e per tutte le tasche. Ti basterà solo informarti in merito caratteristiche tecniche ed i prezzi e gran parte del lavoro sarà fatto!

Cosa puoi fare con un drone?

I droni sono negli ultimi anni hanno trovato campi di applicazione un tempo impensabili. Il numero di semplici appassionati o professionisti che si serve di questi fantastici apparecchi volanti è in costante crescita in tutto il mondo.

Vediamo quali sono gli impieghi più comuni fino a questo momento:

Ambito militare: è il primo campo di applicazione che ha visto la nascita e la sperimentazione dei droni ad uso bellico. La possibilità di spiare e colpire il nemico a distanza senza il rischio di perdere uomini sul campo ha reso i droni uno strumento fondamentale negli scenari bellici contemporanei. Le costanti innovazioni tecnologiche li hanno trasformati non solo in strumenti di spionaggio ma anche di attacco con modelli estremamente sofisticati in grado di sganciare bombe su un obiettivo determinato con estrema precisione.

Catastrofi naturali/ricerca di dispersi: si tratta di una delle applicazioni più provvidenziali ed utili. Quando si verificano catastrofi naturali come terremoti o maremoti i soccorritori molto spesso si trovano in una condizione di estrema difficoltà nella ricerca di potenziali dispersi. Il sorvolo dei droni sulle aree di un disastro e la trasmissione in diretta delle immagini si possono rivelare fondamentali per individuare tempestivamente persone in difficoltà che, altrimenti, avrebbero potuto correre il rischio di non essere viste.

Monitoraggio siti archeologici: i beni di interesse culturale potrebbero essere oggetto di malintenzionati, in particolar modo in aree dove il controllo statale è complicato o assente per ragioni politico-sociali o di guerra. Il mercato delle opere d’arte clandestine è un business che non cessa di muovere ogni anno milioni di euro.

Monitoraggio centrali termoelettriche e impianti industriali: gli impianti di energia elettrica devono essere tenuti costantemente sotto controllo sia per accertarsi che non sorgano pericolosi problemi tecnici (mediante termocamere) sia per proteggerli da eventuali sabotaggi da parte di malintenzionati.

Ordine pubblico e sicurezza: Durante gli eventi pubblici (concerti, comizi, manifestazioni) le forze di polizia impiegano  i droni per tenere sotto controllo la situazione ed, eventualmente, poter intervenire tempestivamente. Sono molto meno invasivi dei tradizionali elicotteri e consentono di avere una visuale decisamente migliore.

Monitoraggio biodiversità e fauna: nelle aree protette è essenziale scongiurare alterazioni che potrebbero compromettere definitivamente l’equilibrio tra flora e fauna. Mediante l’utilizzo dei droni è possibile controllare la riproduzione degli animali selvatici e accertarsi che il loro numero non vada al di sotto di una determinata soglia di sicurezza.

Riprese video/fotografiche: Probabilmente il fattore più importante del successo in ambito civile tra i semplici appassionati o i professionisti.

I droni infatti hanno completamente rivoluzionato il mondo della fotografia aerea offrendo a tutti la possibilità di effettuare fantastiche riprese dall’alto a costi esigui. Solo fino ad alcuni anni fa questo era nella disponibilità esclusiva di grandi registi o professionisti che avevano le risorse necessarie per affittare un elicottero e le relative (costose) apparecchiature. Quanti amici si servono di servizi di ripresa dei droni per rendere, ad esempio, il matrimonio un giorno ancora più emozionante? Che tu sia un semplice hobbysta e vuoi condividere i tuoi scatti con partenti e amici o un professionista che può trovare nuove ispirazioni o ambiti di lavoro, il drone è il tuo migliore alleato.

Consegne commerciali: la prima grande azienda a intravedere nei droni una grandissima opportunità commerciale è stata Amazon, che da diverso tempo negli Stati Uniti si serve dei droni per effettuare consegne rapidissime direttamente dal magazzino a casa del cliente abbattendo sensibilmente i costi di trasporto. Già altre compagnie hanno annunciato che si serviranno dei multicotteri per recapitare i pacchi a domicilio. Si tratta ancora di un fenomeno piuttosto circoscritto ma è probabile che a breve vedere un drone sfrecciare davanti la nostra finestra con una scatola “in mano” sarà all’ordine del giorno.

Si tratta solo di alcuni dei campi di applicazione più comuni. Non è affatto escluso che nei prossimi anni i droni saranno impiegati in attività che in questo momento non possiamo neanche immaginare!

Quali sono i vantaggi?

Pilotare un drone è un esperienza sempre più diffusa ed abbraccia tutte le età e le diverse classi sociali. Uno dei fattori alla base grande successo di questi velivoli è la capacità di coniugare divertimento ed economicità. Il mercato, in tal senso, offre modelli per tutte le tasche: giocattolo, fascia bassa, media e alta. Non devi essere un miliardario per far volare in cielo un drone di tutto rispetto. Bastano poche centinaia di euro ed il divertimento è garantito. Se ti appassiona la fotografia potrai immortalare i momenti ed i paesaggi più suggestivi e rendere partecipi i tuoi familiari dei tuoi scatti. Da semplice passione potrebbe poi trasformarsi in un lavoro a tutti gli effetti.

E gli svantaggi?

È il rovescio della medaglia del grande successo dei droni. Si è aperto, infatti, un grande dibattito relativo alla sicurezza e alla tutela della privacy. Temi sui quali le autorità nazionali ed internazionali- probabilmente colte impreparate dalla rapidità del fenomeno- stanno iniziando ad intervenire per fissare una serie di regole efficaci.

Le problematicità più evidenti riguardano, in particolare, l‘utilizzo e la gestione delle frequenze radio (i droni si servono delle frequenza 2.4 GHz e 5.8 GHz ma non sono i soli. Il rischio di pericolose interferenze è sempre più concreto. Per questo da tempo molti chiedono l’assegnazione di frequenze esclusive per il pilotaggio dei droni); scarso livello di informazione da parte dei piloti (a prescindere dalle leggi che fissano o meno la necessità di dotarsi di un patentino, la maggior parte degli incedenti che vedono protagonisti i droni non sono causati da inevitabili problemi tecnici ma dalla scarsa conoscenza delle regole da parte dei piloti; Usi di matrice criminale (i servizi segreti di tutti i Paesi iniziano a vedere nei droni una possibile minaccia per la sicurezza. Organizzazioni criminali o fondamentaliste potrebbero servirsi di questo strumento, apparentemente innocuo, per giocare sull’effetto sorpresa con conseguenza che non è facile immaginare).

La normativa italiana

L’Italia è stata uno dei primi Paesi al mondo a dettare delle regole piuttosto precise in merito all’utilizzo dei droni in ambito ricreativo o professionale. A tal proposito, l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile ) opera una importante distinzione tra volo autonomo e volo automatico in ambito ricreativo. Mentre nel primo caso il pilota non ha nessuna possibilità di intervento o controllo (e quindi è sempre vietato), nel secondo caso può costantemente monitorare le operazioni in remoto purché il drone voli ad una distanza massima di 200 metri e ad un’altezza che non superi i 70 metri (per avere un’idea generale è pari ad un palazzo di circa 15 piani).

Il peso del drone è un altro elemento che il legislatore ha posto sotto la lente d’ingrandimento nel momento in cui ha deciso di stabilire delle norme. Che utilizzi il velivolo semplicemente a fini amatoriali o professionali, superati i 25 kg o se il motore ha una potenza di oltre 15 KW, è necessario conseguire un apposito patentino e seguire un addestramento specifico in centri specializzati presenti su tutto il territorio nazionale.

Ecco le regole principali dettate dall’ENAC valide per tutti, indipendentemente dalla tipologia di drone che si utilizza:

  • Distanza minima del volo ad almeno 5 km di distanza dagli aeroporti o da obiettivi sensibili (caserme, carceri, luoghi di culto ecc)
  • Vietato far volare i droni nei centri abitati od in aree densamente popolate (piazze, spiagge, parchi, siti archeologici)
  • Non volare nelle ore notturne: come si può immaginare, in assenza di luce la visibilità si riduce drasticamente e perdere il controllo del drone dal campo visivo è un’ipotesi tutt’altro che remota. Il rischio di impattare contro ignari passanti o di perdere il velivolo è sempre dietro l’angolo.
  • Le persone non possono essere riprese senza esplicito consenso: la tutela della privacy è una delle questioni più “calde” che il legislatore ha dovuto affrontare in seguito alla diffusione di massa dei droni. Durante le operazioni di volo, infatti, è all’ordine del giorno riprendere i passanti che si ritrovano sotto l’occhio “indiscreto” della telecamera o fotocamera senza che ne siano coscienti.

Non si tratta solo di spazi pubblici come, ad esempio, una piazza, ma anche privati, come il giardino del vicino. In tal senso, il legislatore è intervenuto con grande chiarezza stabilendo che è severamente vietato riprendere soggetti terzi senza un esplicito consenso. Questi ultimi, devono sempre essere a conoscenza di essere finiti sotto l’occhio di una telecamera. Se le immagini, dunque, sono state realizzate ai fini di una pubblicazione è sempre obbligatorio chiedere l’approvazione del diretto interessato. Se, al contrario, si tratta di video od immagini finalizzate ad un uso domestico quest’obbligo, chiaramente, decade.

A prescindere dalle norme dettate dal legislatore, c’è una regola che dovrebbe valere sempre, non solo quando si pilota un drone: il buon senso. Dal momento in cui liberiamo in aria il velivolo dobbiamo essere consapevoli di essere gli unici responsabili di eventuali danni a persone o cose. Pertanto, prima di partire con la ricognizione che tanto aspettavamo è buona norma assicurarci che il luogo scelto sia in linea con le leggi e che, ad esempio, le condizioni climatiche siano adeguate al volo. La maggior parte degli incidenti, infatti, non è causato da avarie tecniche ma dalla superficialità dei piloti.

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